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AMBASCIATE D'ORO





Gent.mo governo


Le sedi diplomatiche di rappresentanza dello Stato italiano all'estero rischiano di trasformarsi nel regno dello spreco. Le ambasciate sparse in giro per il mondo sono numerosissime e continuano a crescere, incidendo pesantemente sul bilancio dello Stato italiano. E sulle tasche dei contribuenti, ovviamente. Sarebbero 178 le sedi diplomatiche sparse fra la Capitale e l'estero che fanno capo alle Regioni. Ma qui l'austerità non è certo di casa: tra affitti, stipendi del personale e immobili, le spese per mantenere le suddette sedi (spesso neppure attive e funzionanti) raggiungono i 70 milioni di euro annui.

A rappresentare le venti regioni italiane sul suolo nazionale e oltre confine si contano ben 178 sedi di ambasciate. Il rapporto fra numero delle regioni e sedi diplomatiche non pare proprio proporzionato e risulta inaccettabile quando si scopre che le suddette ambasciate mandano in fumo la bellezza di 70 milioni di euro, una cifra che in tempi di spending review darebbe certamente un buon aiuto al risanamento del debito pubblico. Tuttavia la situazione cambia da regione in regione: in proporzione alla vastità del territorio e al numero di abitanti (circa 300 mila), il Molise pare la più spendacciona, disponendo di 70 uffici di rappresentanza, di cui 30 a Campobasso e il resto distribuito più o meno uniformemente tra Roma, Bruxelles e Dubrovnik, in Croazia. Si tratta di un carrozzone che impiega circa 800 dipendenti (ma saranno tutti necessari?), per una spesa di 3 milioni di euro l’anno per il solo affitto degli immobili.

Se il Molise è la più presente sul territorio nazionale e all'estero, il resto delle regioni non è da meno. Il Veneto, ad esempio, ha oltre 61 sportelli all'estero, oltre alle sedi di Roma e Bruxelles. L'Emilia Romagna si è spinta fino in Giappone dove ha sistemato una sede presso l’università di Shangai, mentre la Lombardia non si accontenta delle già numerose ambasciate e ha diffuso all'estero 16 'Lombardia Point Estero'. La Calabria, invece, vanta 58 immobili sparsi sul territorio regionale, una sede in una posizione di prestigio nella Capitale e una a Bruxelles, attualmente non funzionante. Il contratto di locazione dell’immobile, però, scade fra un paio di anni e così ecco l’ennesimo spreco: 240 mila euro annui andati in fumo. La Sicilia gode, fra le altre, di una sede a Bruxelles acquistata per la modica cifra di 2,6 milioni di euro. E se ciò non bastasse, il capo della suddetta sede che intasca la bellezza di 12 mila euro al mese.

Mentre le Regioni contano nel mondo 178 ambasciate, l'Unione Europea non è da meno. Ce ne sono in Libia, negli Stati Uniti e pure a Bruxelles. Una scelta paradossale se si considera che la capitale belga è la sede dell’Unione Europea: proprio a pochi passi dal parlamento europeo ha sede un’ambasciata Ue con impiegati 20 dipendenti, oltre all'ambasciatore. Le ambasciate Ue nel mondo sono 140, che si traducono in uno spreco di denaro pari a circa 3 miliardi di euro ogni anno, con i loro 8 mila dipendenti e l’affitto e la manutenzione di edifici extra lusso. A fare lievitare i costi delle sedi diplomatiche ci sono, poi, voci spesa come il milione di euro l’anno impiegati per rinfreschi e cibo o i 438 mila euro per i contatti sociali dei membri dello staff.

Agli ambasciatori piace il mare. Almeno questo è quello che viene da pensare considerando che numerosi sedi diplomatiche europee si sono sistemate in veri e propri paradisi tropicali. Che dire, ad esempio, dei 44 dipendenti stanziati nella sede delle Isole Barbados? Costano all'Unione Europea circa 6 milioni di euro l'anno. Si difende bene anche l’ambasciata europea nelle isole Fiji che, con i suoi 34 dipendenti, costa ogni anno oltre 3 milioni di euro. Sono 37, invece, le persone impiegate all'ambasciata delle Mauritius: numeri da capogiro se si considera che, secondo il Sunday Times, i dipendenti della corrispondente ambasciata inglese sono solamente quattro.



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