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UN TESORETTO CHE VA IN  E - FUMO





Gent.mo governo




"Checché ne dicano Aristotele e tutta quanta la filosofia, non c'è niente di meglio del tabacco". Se Molière avesse conosciuto l'artificioso piacere delle e-cig, forse l'incipit del suo Don Giovanni non sarebbe stato dedicato al più diffuso dei vizi. Le e-cig, sigarette elettroniche a basso o nullo contenuto di nicotina, si stanno diffondendo a macchia d'olio, riuscendo nell'impresa di fare smettere anche i più incalliti fumatori. Mentre sugli organi di stampa e nel Paese impazza il dibattito sull'efficacia e la salubrità di questa nuova moda, le autorità pubbliche sono impegnate a mettere in guardia sui rischi correlati alle e-cig. Le minacce per la salute, in realtà, non sono ancora state esattamente identificate, se non quelle correlate all'eventuale presenza di nicotina, mentre iniziano a quantificarsi i rischi che corre l'erario: il prezzo delle sigarette tradizionali, infatti, è determinato per tre quarti da imposte, e in ballo c'è una parte degli oltre 10 miliardi di euro che ogni anno i tabagisti versano nelle casse dello Stato. La levata di scudi verso le e-cig è per il bene degli italiani o per quello dell’erario?

La e-cig è un dispositivo elettronico che emula la sensazione, la gestualità e persino il gusto della sigaretta tradizionale. All'atto dell'inalazione, una batteria ricaricabile interna riscalda una soluzione di sostanze, tra le quali può esservi o meno la nicotina, e di aromi presenti in una cartuccia denominata 'tank', posizionata nel filtro. Il vapore che si genera darà al fumatore, 'svapatore' in questo caso, tutta l'impressione di avere a che fare con una sigaretta tradizionale: alcuni modelli sono dotati anche di un led rosso all'estremità, ad imitare persino il tabacco che si consuma. In realtà, tuttavia, non vi è alcuna combustione, ed è quindi eliminato il processo dal più grave impatto cancerogeno. È questo uno dei motivi, insieme alla maggiore economicità e alla possibilità di scostarsi dai divieti di fumo nei luoghi pubblici, che sta spingendo tante persone a sostituire l'oggetto del proprio vizio.

Attualmente in Italia gli 'svapatori' sono circa 400 mila, a fronte di 12 milioni di fumatori tradizionali, e intorno a questo nuovo dispositivo sta nascendo una moda, sospinta anche dai passaggi di e-cig tra le dita di Leonardo Di Caprio, Uma Thurman, Kate Moss, Jack Nicholson, Britney Spears, Paris Hilton e tanti altri testimonial famosi tra cui il nostro Morgan, che a X Factor svapora in diretta. Alcuni sondaggi rivelano che il 20% dei fumatori complessivi è pronto a passare al fumo elettronico e i negozi di e-cig spuntano come funghi, con importanti ricadute sull’occupazione. In Germania, i consumatori di sigarette elettroniche sono già due milioni. Resta tuttavia notevole incertezza circa le controindicazioni per la salute, che nessuno finora è riuscito a determinare con precisione.

Le valutazioni sulla possibilità che le e-cig siano in grado di indurre a spegnere la fatidica ultima sigaretta sono discordanti. Da una parte, l'Organizzazione Mondiale della Sanità reputa che la loro efficacia come metodo per la disassuefazione da fumo non sia ancora scientificamente provata. Dall'altra, recenti ricerche condotte dal Policlinico dell'Università di Catania in collaborazione con la Lega Italiana Anti Fumo hanno evidenziato l'importante supporto psicologico che essa può fornire nel ridurre o addirittura azzerare il fumo da sigaretta tradizionale. All'estero la sigaretta elettronica subisce trattamenti differenziati: in molti paesi è venduta liberamente mentre in altri è considerata alla stregua di un medicinale e in altri ancora, come la Cina, è assolutamente proibita.

In Italia, il Ministero della salute ha di recente fatto proprio il parere dell'Istituto Superiore di Sanità, per il quale le sigarette elettroniche “presentano potenziali livelli di assunzione di nicotina per i quali non si possono escludere effetti dannosi per la salute umana, in particolare per i consumatori in giovane età”. Il giudizio dell'ISS riguarda le e-cig caricate con soluzioni contenenti nicotina, per le quali richiede una regolamentazione in qualità di dispositivo medico. Per il momento il governo, invocando principi di precauzione e prevenzione, ne ha vietato la vendita ai minori di 16 anni e ha imposto la presenza dei simboli di tossicità sulle etichette. Ma non solo. Durante l'iter di approvazione dell'ultima legge di stabilità è stato presentato un emendamento, poi non approvato, per l'assimilazione delle sigarette elettroniche a quelle “analogiche” per quanto riguarda il consumo, la distribuzione e soprattutto la tassazione. L'obiettivo era quello di imporre le stesse accise che gravano sulle sigarette tradizionali, per non perdere l'apporto nelle casse dello Stato di tanti contribuenti volontari: i tabagisti.

Insieme alla benzina, la sigaretta tradizionale è uno degli oggetti di consumo su cui maggiormente incide il carico fiscale dello Stato, anche per la volontà del legislatore di disincentivarne l'utilizzo. Per ogni pacchetto da 5 euro, se ne versano circa 3 a titolo di accisa sui tabacchi e 1 di IVA, oltre a un'eventuale ulteriore quota a copertura dei dazi per i prodotti extraeuropei. In totale, la tassazione corrisponde a più del 75% del prezzo di vendita, anche per la volontà del legislatore di disincentivare il consumo di sigarette e ridurre il tabagismo. Nonostante il recente calo nelle vendite, dovuto più alla crisi economica che alle timide campagne anti-fumo, i tabagisti apportano alle casse dell'erario oltre 10 milioni di euro ogni anno, ossia circa il 3% delle entrate fiscali complessive. Se la sigaretta elettronica dovesse guadagnare ulteriori fette di mercato, una parte di questo tesoretto potrebbe letteralmente evaporare, pregiudicando gravemente il bilancio pubblico.

Di fronte al ragguardevole gruzzolo versato allo Stato dai viziosi del fumo, si auspica che la necessaria regolamentazione della vendita e del consumo di e-cig avvenga nell'interesse esclusivo della salute dei cittadini e che vengano prese in considerazione non soltanto le esigenze immediate di cassa, ma anche l'incidenza complessiva del tabagismo sui conti pubblici. Quasi il 7% della spesa sanitaria italiana, infatti, è impiegata per curare patologie riconducibili al consumo abituale di sigarette. Complessivamente, si stima che ogni anno il tabagismo costi agli italiani circa 6 miliardi di euro, oltre alla morte di più di 70 mila persone. Quello che entra nelle casse con le imposte, esce con gli interessi sotto forma di assistenza sanitaria.

In attesa che si giunga a una regolamentazione delle sigarette elettroniche, agli svapatori non resta che prendere le dovute precauzioni, ad esempio acquistando solo dispositivi con marchio CE conformi agli standard europei, e utilizzare buon senso nel loro consumo, soprattutto in presenza di bambini e nei luoghi pubblici. È poi importante provare a diminuire progressivamente il contenuto di nicotina nella cartuccia delle e-cig fino ad azzerarlo, per evitare che a una dipendenza se ne sostituisca un'altra. Perché l'obiettivo finale rimane liberarsi definitivamente da un vizio che appesantisce i polmoni tanto quanto alleggerisce le tasche.


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