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FACCIAMO LUCE SUGLI SPRECHI IN ITALIA





Gent.mo governo




Lampioni accesi in pieno giorno, uffici e scuole illuminati nelle ore di chiusura e così via. In Italia l’illuminazione pubblica costa alle casse dello Stato circa 1 miliardo di euro l’anno, equivalente a quasi 18,7 euro a cittadino, il doppio del conto pagato dal popolo tedesco. Tradotto in altri termini si tratta di una spesa procapite di 105 kWh, contro i 42 dei cittadini tedeschi. Sono proprio i lampioni quelli che costano di più: secondo una stima dell’Ente nazionale per le energie alternative (Enea), le luci stradali assorbono il 12 per cento della corrente impiegata per l’illuminazione (che rappresenta il 16 per cento della complessiva spesa per l’energia elettrica del paese). Certo, una città non può vivere al buio, ma sono numerosi in Italia in casi in cui l’illuminazione pubblica non viene gestita correttamente, senza rispettare i risparmi dei contribuenti, né l’ambiente.

A cosa serve un lampione acceso in pieno giorno? Se lo è chiesto una signora di Belluno che ha notato che a metà mattinata in una strada della sua città l’illuminazione era accesa. La stessa situazione si verifica in molte altre zone d’Italia, dove tanto si parla di sprechi ma poco si fa per ovviarvi. Agrigento presenta la stessa situazione: illuminazione accesa un po’ ovunque per le vie della città. E capita anche che, una volta spenti, i lampioni riprendano a fare luce in un momento qualsiasi della giornata. La causa? Il sistema di regolazione “crepuscolare”: l’illuminazione pubblica non è regolata da un normale timer, piuttosto dal cosiddetto “orologio astronomico”. In sostanza, a seconda del livello di luce naturale, i lampioni si spengono o si accendono autonomamente. Così può capitare che se durante il giorno passa davanti al sole un nuvolone che incupisce l’atmosfera, ecco che si fa largo la luce artificiale. Questo comporta diversi migliaia di euro di spesa, che si moltiplicano se si pensa che lo stesso avviene, fra le altre, a Varese, nella zona del Pincio a Roma e a Modena.

Ha l’aspetto di un albero, con tanto di rami e foglie, ma è un lampione. E anche un semaforo e un pannello solare. Si chiama uTree ed è l’ultima trovata (ancora in fase di sperimentazione) in tema di energia rinnovabile e lotta agli sprechi realizzata dall’IE Business School di Madrid. Ogni elemento che compone questo albero artificiale assolve una diversa funzione. Ad esempio, sui rami possono essere piazzati dei semafori, degli orologi, dei termometri e molto altro. Le foglie, invece, ospitano dei pannelli solari in grado di immagazzinare l’energia del sole e riutilizzarla durante le ore di buio: con otto ore di funzionamento al giorno, uTree può illuminare durante la notte una ventina di lampioni stradali.

I palazzi della pubblica amministrazione illuminati a giorno anche di notte, le scuole che sembrano aperte anche alla domenica: non c’è da stupirsi se il costo dell’illuminazione pubblica raggiunge cifre da capogiro, generando degli sprechi che se recuperati potrebbero aiutare a diminuire il debito pubblico. La scusa più utilizzata per giustificare un tale andazzo riguarda la sicurezza: le luci accese scoraggiano i ladri e sono un buon aiuto per le riprese delle camere di sicurezza. Ma, ribatte qualcuno, non basta già l’illuminazione delle strade? Non sono da meno gli esercizi commerciali. Le città pullulano di negozi le cui vetrine restano illuminate 24 ore su 24. Certo, camminare per le strade delle città nelle ore notturne è rassicurante, ma ad andarci di mezzo sono le casse dello stato.

Arriva dall’Enea (Ente nazionale per le energie alternative) in collaborazione con il Ministero dello Sviluppo economico l’aiuto ai comuni italiani per fare fronte agli sprechi dovuti all’illuminazione pubblica. Il progetto si chiama Lumière ed ha lo scopo di riqualificare il sistema elettrico nazionale, riducendo i consumi di energia elettrica e le emissioni di CO2 nell’atmosfera. L’illuminazione costituisce il 16 per cento del consumo nazionale di energia elettrica, di questi il 12,6 per cento riguarda l’illuminazione pubblica, ma grazie agli accorgimenti consigliati dall’Enea questo dato si può ridurre del 30 per cento, un dato che in termini monetari si traduce in circa 400 milioni di euro annui. All’iniziativa, in circolazione già da alcuni anni, hanno già aderito 450 comuni italiani.

Nei mesi scorsi il governo Monti ha spento le città per accendere il risparmio. All’interno della legge di stabilità e nell’ottica della spending review, lo scorso governo ha inserito un provvedimento volto a fare risparmiare agli enti locali fino a un miliardo di euro intervenendo sull’illuminazione pubblica. In sostanza si tratterebbe di diminuire i lampioni stradali, soprattutto nelle zone industriali delle città, molto poco frequentate al di fuori dell’orario di lavoro. Mentre in molti sollevano il problema della sicurezza, l’associazione Cielo Buio sostiene la strada intrapresa dal governo Monti, suggerendo di 'spegnere le luci in eccesso, eliminare le aree sovrailluminate di notte, come le zone artigianali fuori città o i parcheggi degli ipermercati, investire su riduttori di flusso o apparecchi schermati in grado di evitare l'effetto abbagliamento'. Inoltre, consiglia di 'sostituire nel 50 per cento delle strade le lampade da 150 watt, la sorgente più impiegata, con quelle da 70'.


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