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MPS: CO'E' SUCCESSO E PERCHE'? STORIA DI UNO SCANDALO





Gent.mo governo



La confusa storia dello scandalo Monte dei Paschi di Siena, qualcosa in più di un semplice affare italiano.

Cos’è successo? Le rivelazioni circa il complesso sistema di transazioni finanziarie utilizzato dalla Banca Monte dei Paschi di Siena, la terza più grande d’Italia, per nascondere le proprie ingenti perdite finanziarie, stanno provocando una vera e propria tempesta politica in Italia.

Mps: dallo scandalo alla tempesta politica

Con le elezioni a poche settimane di distanza, sembra che Silvio Berlusconi sia il vincitore del battibecco politico. La parte dell’ex Premier attacca il Partito Democratico di Pierluigi Bersani, che primeggia nei sondaggi, per la vicinanza al gruppo bancario. Il centrodestra di Berlusconi non risparmia neanche Mario Monti, il cui governo ha accordato il salvataggio della banca per 3.9 miliardi di Euro.

Lo scandalo MPS non sarà abbastanza perché Berlusconi sia rieletto come Primo Ministro, ma potrebbe impedire una coalizione Bersani-Monti a guidare il paese con la maggioranza alla Camera e al Parlamento. Ecco, dunque, che i timori riguardo al rischio politico in Italia tornano a spaventare i mercati.

Scandalo Mps: il ruolo di Draghi

La confusa storia dello scandalo Mps mette in gioco anche Mario Draghi, visto che l’attuale presidente della Banca Centrale Europea è stato a capo della Banca d’Italia quando iniziavano i brogli del Montepaschi.

La linea di difesa adottata da Bankitalia è che anche se alcuni dei suoi supervisori erano a conoscenza delle operazioni, non sapevano che erano collegate a altre operazioni non redditizie, perché i documenti cruciali erano occultati. Inoltre, anche se la situazione Mps potesse sembrare preoccupante, Bankitalia non aveva il potere di licenziare l’allora direttore, nonostante Draghi avesse richiesto tale autorità al governo (Berlusconi). Ciò nonostante, anche la persuasione morale ha contribuito al cambio di gestione della Banca del Monte dei Paschi avvenuta lo scorso anno.

Storia di uno scandalo (non solo) italiano

I problemi della banca senese sono iniziati nel 2007, con l’acquisto della Antonveneta dal Santander spagnolo, per 9 miliardi di Euro.

La crisi dei mutui subrprime era già venuta allo scoperto e il prezzo accordato era del 60% in più rispetto a quanto lo stesso Banco Santander aveva pagato soltanto pochi mesi prima, quando aveva partecipato alla spartizione di ABN Amro, gruppo bancario olandese, con la Royal Bank of Scotland e il Fortis del Belgio. I procuratori italiani stanno indagando per scoprire perché Monte dei Paschi abbia invece pagato così tanto.

Alcuni ritengono che la Banca d’Italia avrebbe dovuto impedire al MPS di acquistare l’Antonveneta. Ma la difesa della banca centrale italiana è quella di non avere potere sugli acquisti sovrapprezzati. Quello che poteva fare, ed ha fatto, è stato insistere affinché la Banca raccogliesse più capitali.

Comunque, l’Antonveneta ha lasciato il Monte dei Paschi con un pessimo bilancio, ma proprio mentre la crisi finanziaria si preparava ad invadere, altri due importanti investimenti andarono male: uno soprannominato Santorini, l’altro Alexandria.

Mps: l’accordo Santorini

L’accordo originale Santorini fu stretto con la Deutsche Bank nel 2002 per il deposito delle azioni MPS in un’altra banca, la San Paolo di Torino. Tale operazione ha consentito al Monte dei Paschi di non registrare le perdite sul pacchetto azionario. Ad ogni modo, nel 2008 il valore del pacchetto partecipativo è crollato, imponendo a Mps una perdita di 360 miliardi di Euro. Una sfortuna, visto che il bilancio era già stato allungato dopo l’affare Antonveneta.

Per mitigare le perdite dell’affare Santorini, la Monte dei Paschi ha avviato altre due operazioni con la Deutsche Bank. Una è stata sfruttata perché generasse profitti per Mps, mentre l’altra avrebbe dovuto generare profitti per la banca tedesca. La prima operazione è stata in fretta condotta dalla Mps, mentre la seconda è rimasta pendente e non ha segnalato alcuna perdita immediata.

La difesa Deutsche Bank per essere coinvolta nelle operazioni è di aver chiesto e ottenuto le rappresentazioni dei massimi dirigenti del Monte dei Paschi circa il fatto che i revisori contabili e le autorità di regolamentazione fossero stati informati dei dettagli della transazione.

Mps: operazione Alexandria

L’operazione Alexandiria è in qualche modo simile. In questo caso, la scommessa originale della banca riguarda i famosi derivati CDO che, dal 2009, minacciavano di diventare una perdita di circa 220 milioni di euro.

Con l’operazione Alexandria, il Monte dei Paschi di Siena ha avviato un’altra serie di accordi separati, questa volta con la banca giapponese Nomura. La banca di investimenti giapponese avrebbe comprato questi derivati dal Mps ad un prezzo superiore a quello di mercato, con il risultato che la banca italiana ha potuto evitare di registrare una enorme perdita. L’accordo era strutturato affiché Nomura ne avrebbe ricavato dei profitti, ma Monte dei Paschi non ha ammesso la compensazione delle perdite.

Secondo Nomura, l’accordo è stato approvato dal consiglio di amministrazione della banca italiana e dall’allora presidente, Giuseppe Mussari, oltre che in fase di revisione da parte dei revisori della banca, KPMG. La banca italiana nega che il suo consiglio abbia approvato l’accordo. KPMG, invece, sostiene di non aver mai ricevuto la documentazione di Alexndria. Mussari nega ogni addebito.

Mps: cos’è successo dopo?

Questa serie di operazioni così complesse è venuta alla luce solo quando, in una cassaforte segreta, la nuova amministrazione della banca ha trovato ad ottobre lo scambio di lettere tra Nomura e Monte dei Paschi di Siena. La faccenda è stata subito riportata alla Banca d’Italia e alle autorità giudiziarie. Ed è scoppiato il polverone.

Nelle ultime due settimane la stampa e le investigazioni hanno iniziato a ricostruire gli avvenimenti costringendo la banca Monte dei Paschi a riconoscere di aver occultato queste grandi perdite economiche che hanno tra l’altro avviato una vera tempesta politica in Italia.

Ma la verità dei fatti non è ancora uscita fuori. Fino a quando tutti i dettagli non saranno emersi, sarà impossibile stabilire con certezza se la Banca d’Italia, la Deutsche Bank o Nomura avrebbero potuto evitare tali coinvolgimenti o se, effettivamente, siano state truffate dal Monte dei Paschi di Siena.

Bankitalia, Tar non sospende procedura Monti Bond

La Banca d'Italia "ha espresso piena disponibilità a consegnare il documento al Presidente del TAR" del Lazio sul prestito a Mps "nel rispetto delle norme di legge a tutela delle informazioni sensibili". Lo si legge in una nota di Bankitalia.

BANKITALIA, TAR NON SOSPENDE PROCEDURA MONTI BOND

Il Tar del Lazio non ha accolto la richiesta del Codacons di sospensione del provvedimento che consente la sottoscrizione dei "Nuovi Strumenti Finanziari", in pratica cioé dei Monti Bond, da parte del Mps. Lo dice Bankitalia spiegando che il procedimento per la sottoscrizione "può quindi proseguire il suo corso".

CODACONS: NO TRASPARENZA BANKITALIA, VISCO SI DIMETTA  

La Banca d'Italia "non ha presentato la delibera che dà il via libera ai Monti bond per Mps. Questo dimostra mancanza di trasparenza. Il governatore si deve dimettere". Lo ha detto il presidente del Codacons, Carlo Rienzi, uscendo dall'audizione del Tar del Lazio sul ricorso del Codacons per il blocco del prestito. Tra lunedì e martedì il giudice deciderà come procedere per acquisire il provvedimento mentre per il 20 febbraio è prevista una nuova udienza sul ricorso del Codacons per bloccare l'operazione Monti bond.



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